Cos’è “Mossa del Cavallo” dopo il 4 marzo.

Documento iniziale di cui fui autore, alla fine del 2017, e che presentai ai fondatori, con il
nome di Mossa del Cavallo, e che diventò la base per l’iniziativa della “Lista del Popolo”.
Lo ripresento alla vostra attenzione, opportunamente attualizzato. Come proposta di
riflessione strategica comune per la fase attuale. (Giulietto Chiesa, Mosca, 6 novembre
2018).

MOSSA DEL CAVALLO
MOSSA DEL CAVALLO

1) La condizione politica, morale, economica, intellettuale del paese è nel suo punto più
basso degli ultimi 60 anni. Per uscire dall’attuale confusione occorre riunire tutte le forze
“sane” (intellettualmente, moralmente, politicamente) necessarie per salvare il paese.
“Tutte” significa che non ci si deve rivolgere “solo a sinistra”, tanto più che questo termine è
ormai a tal punto deteriorato, ambiguo, inquinato, che una tale impresa presuppone una
preliminare, infinita discussione su termini, parole, definizioni che hanno perduto il loro
significato originale. Per questa via si finisce inevitabilmente in un vicolo cieco, che sarebbe
origine di inutili divisioni. Inutili perché basate su equivoci terminologici.
2) “Tutte”, tra l’altro, significa riprendere il discorso dei padri costituenti. La Costituzione
italiana appartenne a tutte le correnti ideali, politiche, religiose del secondo dopoguerra,
emerse dal sussulto antifascista. Questo è uno dei suoi valori fondanti. Una gran parte delle
componenti politiche di allora non esiste più. Ma il metodo e l’idea resiste, dopo 70 anni.
E non ci potrà essere Costituzione democratica in Italia che possa vivere senza di esso.
Si tratta dunque di rivolgersi a tutte le componenti ideali, politiche, culturali che esistono
oggi. L’unica esclusione indispensabile, ragionevole e possibile è quella delle forze
antidemocratiche, eversive, totalitarie, che stanno emergendo nuovamente, ma sotto altre
forme, travestimenti e inganni. È qui una sorgente di equivoci fatali: il ripresentarsi del
nazismo ha oggi forme diverse da quelle del XX secolo. È dall’alto, non dal basso, che viene il
pericolo autoritario. Lo annunciarono i “padroni universali” con il primo documento della
Trilaterale e da allora non hanno cessato un attimo di realizzarlo. Il loro obiettivo, all’inizio
degli anni ’70, era quello di “ridurre il tasso di democrazia” presente nelle Costituzioni
europee. Lo stanno facendo sotto i nostri occhi. Vedere soltanto il pericolo di CasaPound e
non vedere la minaccia che viene dalla Trojka, e la enorme diversità tra i due pericoli, è il più
grande degli equivoci. Razzismo, violenza sono il prodotto dell’incultura, dell’ingiustizia: cose
che sono presenti in profondità, da sempre. Ma oggi entrambe sono attivamente perseguite
dai poteri del “padroni universali”.
Il neonazismo è presente nei paesi baltici in forma organizzata. È in atto in Ucraina dopo un
colpo di stato che è stato appoggiato dall’Europa e dagli USA con la partecipazione attiva di
bande naziste. E sono solo alcuni esempi. La violenza è insita nel “colpo di stato” sostanziale
che ha trasformato l’Europa attuale in una struttura non democratica e autoritaria nella
sua essenza, dove il potere non appartiene più ai popoli.
3) Dunque la “Mossa del Cavallo” non può che essere trasversale. Se non è trasversale —
cioè interessare tutti coloro che possono cambiare il paese, a prescindere dalle
“appartenenze” pregresse — non ha senso tentare di realizzarla. I ricordi personali di
ciascuno di noi, le nostre eventuali “nostalgie” impediscono di comprendere l’evidenza: che le
nuove generazioni non ne sanno nulla, non le hanno vissute, non sono in grado di capirle. E,
per la parte che conoscono, le respingono o le ignorano. Ogni idea di “ricostituzione della
sinistra” è non solo impraticabile, ma nociva, perché è lontana dalla sensibilità di grandi
masse e di quasi tutte le masse giovanili. Peggio ancora: una parte rilevante della “sinistra”
sta diventando portatrice diretta, essa stessa, delle pulsioni autoritarie. Il suo “antifascismo
senza fascismo”, oltre al carattere strumentale che lo caratterizza, è una evidente
“distrazione” attiva rispetto alla realtà. Del resto inevitabile date le immense
responsabilità della stessa “sinistra” nel cedimento della sovranità nazionale verso
l’Europa autoritaria che oggi cerca di dominarci.
4) Il governo uscito dal voto del 4 marzo è il risultato di un voto popolare profondo, anche se
contraddittorio nelle sue motivazioni. Lega e Movimento 5 Stelle rappresentano due modalità
sostanzialmente diverse tra di loro. La loro convivenza in uno stesso Governo ha tutti i
caratteri della transitorietà, così come è transitoria tutta la situazione europea e
internazionale. Ma entrambi rappresentano oggi, insieme, una spinta popolare genuina
contro le élites che hanno guidato il paese nel corso della “seconda repubblica”. Questo dato
dev’essere valutato e sostenuto attivamente. Bisogna impedire in ogni modo un qualunque
tentativo dei poteri sconfitti di far cadere questo governo. In queste condizioni,
significherebbe un ritorno al passato, oppure aprirebbe la strada a tensioni sociali molto
acute.
5) Il problema è che il “populismo”, che ha prodotto il crollo della seconda repubblica —
come tale è l’unico, ma possente, elemento di risveglio delle masse popolari in questa fase
— non ha prodotto un progetto di trasformazione radicale della situazione del paese. Non ha
un programma alternativo all’attuale e si muove, a fatica, all’interno del quadro istituzionale
europeo vigente. Un quadro che impedisce di soddisfare le promesse date al loro corpo
elettorale. Una situazione del genere non può prolungarsi all’infinito. L’orizzonte realistico di
questa coalizione, sia per contrasti interni alla stessa, sia per le pressioni evidenti che si
esercitano dall’esterno per farla morire di asfissia finanziaria, è quello delle elezioni europee
del maggio 2019. Nel frattempo è evidente che la Lega, partito più sperimentato e
consolidato nel tempo, regge assai meglio del M5S la situazione anomala in cui il governo è
costretto ad operare. La Lega di Salvini, divenuta partito nazionale a tutti gli effetti, ha ormai
superato in tutti i sondaggi il M5S, divenendo il primo partito italiano. Con ciò rompendo in
prospettiva ogni idea di una coalizione di destra simile a quella che aveva preceduto il voto
del 4 marzo. La Lega sta letteralmente fagocitando il partito di Berlusconi ed è assai poco
probabile un qualsiasi ritorno in posizione di rilievo di Forza Italia, con un ipotetico leader
senza carisma come Tajani. La Lega sta incorporando anche una parte dell’elettorato del
M5S. Quest’ultimo soffre il suo carattere a-ideologico, eterogeneo, improvvisato,
demagogico, autoritario all’interno, privo di esperienza di governo e di conoscenza della
macchina amministrativa. Per questo perde consensi. Tutti questi elementi del quadro non
sembrano suscettibili di cambiamento. Possono soltanto accentuarsi.
6) Lo spazio che si offre è dunque immenso. Non vuoto, però. Lega e M5S ne occupano
attualmente la parte maggioritaria. Oltre ad essa c’è l’enorme partito dei non votanti, che può
cambiare e cambierà sotto l’influsso di molti elementi imprevedibili, interni e internazionali.
L’assenza di una guida e di un programma alternativo gioca la sua grande parte nel
prolungarsi della confusione e dell’incertezza. Ma l’apparire di una forza inedita, di un partito
con queste caratteristiche non è cosa che si possa prevedere nel breve periodo. Sarebbe un
esito positivo, ma al momento non appare realistico. Si tratta di agire dunque in questo
contesto transitorio con intelligenza e accortezza. Per quanto possibile aiutando il formarsi di
una strategia alternativa, dialogando, incalzando e criticando il governo dove è necessario.
L’apparire di una forza inedita, rappresenta l’occasione, irripetibile, per gettare lo scompiglio
nel campo avversario. Tenendo sempre ben presente che l’attuale quadro non è affatto
immutabile e preparandosi ad occuparlo con proposte riguardanti tutti i punti sensibili di un
programma di politica economica, sociale, internazionale. Compito nostro sarà quello di
fornire una piattaforma di proposte tale da attrarre, al momento decisivo, molte altre forze
sparse.
7) Operare in questo spazio deve fondarsi su tre princìpi chiari ed essenziali.
Primo. Significa esplicitamente richiamarsi al popolo. Rovesciando nel suo contrario la
polemica contro il cosiddetto “populismo”, divenuto negli ultimi tempi il temibile mostro
che, davvero paradossalmente, minaccerebbe la democrazia. In realtà esso rappresenta una
minaccia in primo luogo proprio per le élites che hanno realizzato, mediante l’uso distorto e
truffaldino della democrazia, l’espropriazione dei beni pubblici, comuni, da parte dei
globalizzatori. La risposta populista è, al momento, spontanea, priva di una guida, priva di
una spiegazione della crisi, priva di un progetto. Ma le grandi masse (incluse quelle italiane),
pur non avendo gli strumenti per capirla, percepiscono sempre più acutamente
l’espropriazione cui sono state sottoposte. E si stanno ribellando. Cercano partiti e
movimenti che interpretino gli interessi del “basso” contro quelli dell’”alto”. La società
disgregata attuale impedisce al momento di individuare con chiarezza quali siano questi
interessi del “basso”. Ma questi interessi esistono e cominciano ad esprimersi. È ad essi che
bisogna rivolgersi senza esitazione, formulando le prime proposte possibili e ragionevoli.
8) Secondo. Occorre cercare, mettere insieme un gruppo di donne e uomini “illustri”,
aiutarli a lavorare insieme per mettere a punto un progetto alternativo di società, credibile,
all’altezza delle tremende trasformazioni in atto. Donne e uomini “illustri” nel senso del
prestigio derivato dalle loro competenze, dalla loro esperienza. L’Italia è ancora piena di
persone come queste, che tuttavia sono state escluse dalla gestione della cosa pubblica
proprio in virtù della loro qualità. Essi debbono costituire un governo potenziale, seppure
simbolico, composto di qualità, di sapienza, di saggezza ed equilibrio e al di sopra di ogni
sospetto. Onesti e competenti. Capaci di riscuotere la fiducia della gente per il loro presente e
il loro passato. Ovviamente devono essere coraggiose/coraggiosi, perché il compito che
assumono sulle proprie spalle sarà pericoloso e difficile.
9) Terzo. Questi uomini e donne “illustri” (e il criterio non dovrà essere solo quello dei titoli
accademici) dovrà definire non il migliore dei progetti (che sarà subito respinto come
impossibile), ma un programma realistico per gradi, per tappe, che tenga conto del
livello di preparazione e di comprensione del popolo, quale esso è e non quale noi vorremmo
che fosse. Che tenga conto, in ogni sua fase, del rapporto di forze che sarà necessario per
sostenerlo. Tutti dovranno capire che cambiare il paese, radicalmente, non sarà né facile, né
indolore. Non sarà un sentiero tra fiori. È possibile, anzi sarà logico, che ciascuno/a di loro
abbia posizioni che non coincidano con quelle di altri. Non ci sarà tempo per definire una
piattaforma ideologica, teorica, comune. Ma il percorso concordato dovrà essere perseguito
compattamente da tutti, con la pazienza e l’umiltà necessaria. Questo gruppo, organizzatore
di una nuova conoscenza e di un nuovo metodo, dovrà imparare a gestire in primo luogo una
convergenza tra diversi, che giurano di stare insieme per un programma che non sarà
minimo, perché sarà (e non potrà non essere) rivoluzionario. E che si fonderà, in primo luogo
sulla parola d’ordine di “Attuare la Costituzione”. Un programma rivoluzionario nella legge.