Cerco un centro di gravità dolcemente.

Di Roberto Germano.

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini
coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo.
In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.
(Margaret Mead, Antropologa)

Può un piccolo gruppo di persone sperare realisticamente di “dare il La” ad nuovo modo di  sentire, di vedere, di pensare, di fare, tale che ci permetta di sopravvivere dignitosamente tutti  (o quasi) nelle epocali transizioni socio-geopolitiche prossime venture?

Forse la risposta la si può trovare in una legge generale della fisiologia del vivente che sembra sia stata ormai pressoché dimenticata, la Legge di Weber-Fechner. Intorno al 1860 Ernest Heinrich Weber studiò empiricamente, e il suo studente Gustav Theodor Fechner elaborò teoricamente, una legge verificata per tutti i viventi: La risposta (R) di un organismo vivente ad uno stimolo (S) è proporzionale al logaritmo dello stimolo, cioè:  R =  C log S, dove C è una costante.

Cosa significa questo? Ricordiamo, mostrandolo di seguito, come si rappresenta il grafico della funzione logaritmo (da non confondere con il concetto di “algoritmo”, errore marchiano che ultimamente sembra incredibilmente e assurdamente occorrere sempre più spesso in vari contesti).

Si vede facilmente dal grafico qui riportato, che il logaritmo in base 10 (asse verticale, y) di x (asse orizzontale) è uguale a zero quando x = 1, e poi cresce molto lentamente per valori di x maggiori di 1; ad esempio log 10 = 1, log 100 = 2, log 1000 = 3, ecc.

Quando invece x assume valori inferiori ad 1, allora il valore del logaritmo diventa negativo ed il suo valore assoluto diventa tanto più grande quanto più piccolo è x; ad esempio: log 0,1 = -1, log 0,01 = -2, log 0,001= -3.

In pratica, la legge di Weber-Fechner mette in luce il seguente quadro, per tutti noi assolutamente controintuitivo:

  1. Nel caso in cui lo stimolo S (asse orizzontale, x, del grafico) superi un certo valore critico, allora la risposta R (asse verticale, y, del grafico) è positiva, cioè “diretta verso l’esterno”, ed inoltre tende ad aumentare molto lentamente con l’aumentare dell’intensità dello stimolo S.
  2. Nel caso in cui invece lo stimolo S (asse orizzontale, x, del grafico) sia al di sotto di quel dato valore critico, allora la risposta R (asse verticale, y, del grafico) è negativa, cioè “diretta verso l’organismo” stesso, che subisce quindi una certa riorganizzazione che è tanto maggiore quanto più piccolo è lo stimolo!!

Le conseguenze logiche della legge di Weber-Fechner sono dunque eclatanti.

Il perché tale legge generale sia stata “dimenticata” – al livello del sentire comune – è facilmente riconducibile al fatto che va ampiamente a cozzare contro il paradigma “vincente” dell’epoca presente che, come ben noto, è il seguente: per conseguire dei risultati è necessaria la forza, e con più forza si ottiene di più. Ovvio che debba essere così nell’ambito della Fisica classica. Concetto lapalissiano nel contesto del modello neoliberista.

Però gli esperimenti mostrano che non è affatto così che la Natura si comporta.

Tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 i biologi e i medici compresero dei fenomeni scientifici che “contraddicevano” i portati della fisica dell’epoca, cioè la fisica classica, e ciò condusse a una guerra – come spesso nella storia della scienza – con chi sosteneva, invece, la necessità della sudditanza delle “altre scienze” rispetto alla Fisica, con la F maiuscola.

La Germania ebbe particolare peso in questo dibattito, dove la scuola “fisicalista” era capeggiata dal poliedrico fisico e fisiologo Hermann von Helmoltz (morto prima dell’istituzione del premio Nobel); tra gli altri “fisicalisti” più in vista, c’era Paul Ehrilch, premio Nobel per la Medicina, fondatore della chemioterapia, che descriveva il farmaco come la “pallottola magica” che uccide il microbo invasore, unica causa della malattia; ed inoltre, Emil Fischer, premio Nobel per la Chimica.

Sempre in Germania, invece, la corrente “vitalistica” era guidata dal biologo Hans Driesch, pioniere dell’embriologia sperimentale, famoso in particolare per una sua ricerca decennale condotta sul riccio di mare alla Stazione zoologica di Napoli, da cui si evidenziavano comportamenti più simili a ciò che avrebbe poi descritto la fisica quantistica, col suo principio di indeterminazione, che non quelli dettati dall’unica fisica allora esistente, cioè quella classica; Driesch poté godere inoltre del sostegno del genio della matematica Bernhard Riemann.

La battaglia di allora si concluse con la vittoria dei “fisicalisti” che vedevano la malattia – come tuttora percepita dalla gran parte dei medici – come una guerra in cui degli agenti patogeni invadono maleficamente un corpo assolutamente passivo, che si può salvare solo grazie all’intervento di un opportuno farmaco individuato e somministrato da un medico redentore.

Naturalmente, invece, così come la scuola vitalistica di fine ‘800 aveva capito, e poi la Biodinamica ha via via evidenziato, l’organismo vivente è un sistema aperto caratterizzato da una dinamica auto-organizzativa di continuo squilibrio e riequilibrio; l’equilibrio sic et simpliciter implica la morte, come ad esempio, ha ben evidenziato il biologo ungherese Ervin Bauer anche nel contesto della termodinamica non lineare dei processi irreversibili.

La malattia, dunque, coincide con un’anomalia di queste dinamiche del sistema aperto che è l’essere vivente; e la terapia non può che consistere nel provare a riequilibrare tali dinamiche, aiutando a rimetterle “in fase” con quelle del mondo esterno.

Per far ciò non serve  la “forza” del proiettile che colpisce l’invasore, ma è necessario riuscire a riaccordare le parti in gioco, così come un direttore d’orchestra mette in fase i diversi musicisti con un lieve moto della mano e dello sguardo, e non si pone certo il problema di strattonare con decine di carrucole le braccia di tutti i musicisti dell’orchestra.

Quindi, ecco come si spiega la Legge di Weber-Fechner: uno stimolo esterno fortemente energetico genera nell’organismo una contro-reazione per il mantenimento del proprio equilibrio, senza permetterne la “messa in fase”, ed invece uno stimolo esterno debole ne permette la “messa in fase”, come quando dobbiamo fornire soltanto un minima spinta all’altalena, al momento giusto, per permetterle di raggiungere la stessa grande altezza dell’oscillazione precedente.

Essere in “buona salute”, dunque, non implica possedere un sacco di energia, ma saper offrire all’esterno l’energia in eccesso rispetto alla quantità necessaria al proprio equilibrio dinamico.

Si può dunque, anche solo sperare di far tornare in buona salute il corpo sociale, evidentemente malato, ed il cui numero di “cellule” sta crescendo ad un ritmo vertiginoso?

E si può sperare che lo stimolo possa partire da un piccolo gruppo di persone, ma avere effetti estesi e generalizzati? Si può sperare di poter organizzare una sorta di “Centro di gravità” che, dolcemente, invece della forza, utilizzi la sintonia per “dare il La” ad un processo spontaneo di auto-guarigione del corpo sociale?

E’ interessante ed importante notare che anche la fisica moderna sembra rassicurarci che ciò è possibile, e infatti scopre da pochi decenni ciò che in questo caso hanno scoperto prima la biologia e la biodinamica. Infatti, l’Elettrodinamica Quantistica Coerente dimostra che se considero un numero di N Soggetti oscillanti, se N è abbastanza grande, accade che – al di sotto di una certa soglia di temperatura ed al di sopra di una certa soglia di densità (con i valori tipici del nostro mondo ordinario) – grazie all’interazione con il campo di vuoto quantistico, essi vanno incontro ad una transizione spontanea verso un livello energetico ancora più basso (ordinato), con emissione di energia; ciò avviene, ad esempio, nella transizione gas-liquido, in cui viene emesso il calore latente di liquefazione. Nel liquido ci sono “isole di coerenza” in cui le molecole oscillano spontaneamente, come in un laser, tra due livelli energetici. Ciò significa che la condizione (dinamica) della molecola di un liquido è diversa da quella del gas, e non si tratta semplicemente di due molecole “identiche” che in un caso sperimenta una maggiore vicinanza con le altre (liquido), e nell’altro una maggiore lontananza (gas).

Osiamo, dunque, provare ad applicare questi concetti generali di auto-organizzazione che non necessita di forze esterne, né “sforzi” interni, ma anzi va incontro al principio di minima energia,  ai sistemi sociali.

Un’organizzazione sarà in grado di generare il massimo valore con il minimo sforzo, se i Soggetti interagenti, sia all’interno che in altre organizzazioni e più in generale nell’ambiente, trovano il modo per “risuonare il più possibile”, cioè di co-operare in modo empatico.

Una forma organizzativa “più complessa” può scaturire spontaneamente e senza costi energetici addizionali, ma anzi generandone, se i Soggetti sono opportunamente collegati da un “campo” grazie al quale possano più facilmente “risuonare” insieme.

Il Soggetto che è parte di una certa forma organizzativa per ciò stesso assume caratteristiche diverse (dinamiche interiori) rispetto a quelle che avrebbe lo “stesso soggetto” se facesse parte di una forma organizzativa sostanzialmente diversa.

Ritorna dunque la domanda precedente: si può sperare che lo stimolo possa partire da un piccolo gruppo di persone, ma avere effetti estesi e generalizzati? Si può sperare di poter organizzare una sorta di “Centro di gravità” che, dolcemente, utilizzi la sintonia, invece della forza, per “dare il La” ad un processo spontaneo di auto-guarigione e nuova auto-organizzazione del corpo sociale?

L’espressione con cui gioco nel titolo di questo articolo “Cerco un centro di gravità dolcemente” è ovviamente ispirata alla canzone di Franco Battiato “Centro di gravità permanente”, presente nel suo album di enorme successo popolare “La voce del padrone”, pubblicato nel 1981, nonché al concetto espresso dal pensatore armeno Georges Ivanovič Gurdjieff, a cui lo stesso cantautore siciliano si era ispirato, riportate dal filosofo russo Piotr Demianovič Ouspensky nel suo saggio “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”. Ma, oltre al concetto di gravità, associo il termine “dolce” che è l’aggettivo con cui si può ben descrivere, in ambito umano, lo stimolo a debole energia che permette la “messa in fase” dei  numerosissimi soggetti coinvolti.

Dunque, ispirandoci alla Natura come la conosciamo ora, finiamo per essere ottimisti riguardo al futuro, in quanto – come la Legge di Weber-Fechner ci ha insegnato – per indurre grandi cambiamenti negli organismi viventi – e quindi anche in una civiltà globale – sarebbero necessari sforzi immani da parte di una minoranza violenta sulla maggioranza, mentre piccoli stimoli da parte di un minoranza che tenda a rifasare l’intera civiltà può dare risultati estesissimi, di portata così smisurata da risultare assolutamente controintuitivi rispetto allo stadio attuale del sentire umano (riguardiamo il grafico logaritmico della Legge di Weber-Fechner) . 

La prima condensazione di un nucleo che sappia “dare il La” all’auto-organizzazione successiva avverrà spontaneamente tra poche persone che in base alla loro esperienza di vita appartengono già all’organismo sociale futuro. Queste poche persone, prima in una lingua madre specifica, poi in una o più lingue di interscambio, si aggregheranno in varie forme, per studiare il contesto, riconoscere gli ostacoli ed essere consapevoli delle forze contrarie in azione, individuare i prossimi interlocutori in sintonia con cui ulteriormente associarsi, e così via.

E’ abbastanza evidente, però, che il punto essenziale su cui focalizzare l’attenzione sarà quello dell’informazione e della comunicazione.

Se bendassimo gli orchestrali e tappassimo loro le orecchie, o se invece in sottofondo ci fosse il rombo di un jet che decolla, quandanche il direttore d’orchestra ci vedesse e sentisse benissimo, sarebbe difficile evitare una performance cacofonica.

Di sicuro una delle principali difficoltà da superare sarà l’individuazione della pletorica, ingombrante, intensa e numerosissima presenza di informazioni posticce, copie, specchietti per allodole, nonché rumore bianco, opportunamente generati e propinati compulsivamente alle masse.

Infatti, la sparuta violenta minoranza dei neo-feudatari che sta già ora sfruttando la smisurata maggioranza a mo’ di neo-servi della gleba, non solo non ha alcun interesse a che la maggioranza vada “in fase” e si auto-organizzi, ma – ciò che spesso si trascura – fa di tutto per evitare che ciò avvenga.  

La buona notizia è che la Natura ci insegna che non possono contare di riuscirci davvero.

Ed un centro di gravità, dolcemente, riequilibrerà l’organismo sociale sofferente.

Bibliografia

Margherita Tosi, Emilio Del Giudice, Il principio del minimo stimolo nella dinamica dell’organismo vivente, in “Essere umani. Prospettive per il futuro”, Franco Angeli, 2013.

Piotr Demianovič Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1978.

Giuliano Preparata, QED Coherence in Matter, World Scientific, 1995.

One thought on “Cerco un centro di gravità dolcemente.

  1. A mio parere, dovete imparare anche la sintesi per esprimere certi concetti. Se fate così per ogni cosa, siamo fritti!! 😂🤣😂
    È un ragionamento che ha troppi incisi e spesso è ridondante… quasi noioso e non vedi l’ora di capire quanto manca alla fine.q
    Peccato!! Carino il titolo ma non altrettanto il contenuto…
    Trovo interessante l’associazione “darsi pace” andate a vedere magari trovate punti di contatto.
    Saluti
    Mario

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