Disintossichiamoci dal debito.

Di Marco Martini.

In aprile, nel pieno della crisi da coronavirus, il Governo Conte ha emanato il decreto Liquidità, con l’obiettivo dichiarato di dare sostegno economico alle aziende colpite dagli effetti del lockdown. Il decreto prevede prestiti bancari “garantiti dallo Stato” con tassi bassissimi, a partire dallo 0,04%. Ben lontani da quanto fatto dal Regno Unito, che ha sostenuto i suoi cittadini con  corpose iniezioni di moneta sonante a fondo perduto direttamente sul conto corrente; ma l’operazione prestiti garantiti sembrava attrarre comunque l’interesse degli imprenditori, se si considera che il Sole 24 Ore, in data 24 aprile, riportava: “Un bilancio settimanale redatto da Intesa Sanpaolo conferma che da lunedì a venerdì la banca ha effettuato circa un migliaio di accrediti in conto corrente, con tassi a partire dallo 0,04 per cento. Altre 7mila pratiche sono in erogazione, con l’obiettivo di perfezionarle la settimana prossima. L’interesse dei clienti – spiega l’istituto – è elevato: oltre 104mila le richieste ricevute, di cui 32mila nell’ultima giornata”[1]. Insomma, un trionfo: lo Stato si fa garante delle necessità di liquidità immediata dei cittadini, con tassi d’interesse irrisori, creando debiti “dolci” e flessibili, poco impattanti. Siamo quasi nel mondo del libro Cuore, se si tiene conto che viviamo in un sistema che fa della creazione di debito a vantaggio degli istituti finanziari la sua bandiera.

Nelle settimane successive, però, qualcosa si è inceppato: è entrata in gioco la dura realtà dei fatti. Ai primi di maggio erano ancora pochi, in proporzione, gli imprenditori e i professionisti che avevano richiesto l’attivazione di questo strumento di credito. Secondo uno studio della CGIA di Mestre pubblicato il 3 maggio – che smentisce brutalmente i dati del sopraccitato articolo del 24Ore – a fronte di oltre cinque milioni di partite Iva operative in Italia, erano state istruite soltanto 45700 domande, ossia avevano richiesto il prestito soltanto lo 0,9% degli aventi diritto. Il coordinatore dell’Ufficio Studi Paolo Zabeo aveva le idee chiare sulla faccenda: “Questo flop  era prevedibile. Tantissime partite Iva sono state obbligate a chiudere temporaneamente per legge e successivamente, a seguito delle richieste di credito sollevate dalle stesse, il Governo gli ha teso una mano con il decreto liquidità, costringendole a indebitarsi con le banche. Una soluzione che, ovviamente, non poteva riscuotere l’entusiasmo degli interessati. A nostro avviso, invece, in questo momento particolare le piccole imprese dovrebbero essere sorrette con contributi a fondo perduto. In altre parole, ad indebitarsi è bene che lo faccia lo Stato e non le imprese che con troppi debiti, purtroppo, rischiano di implodere”[2].

Nel corso del mese di maggio le domande sono cresciute fino a 268mila, sia per una maggiore solerzia degli istituti di credito nello smaltimento delle pratiche, sia per la crescita delle incertezze relative alla situazione economica, sempre più precaria e pericolosa, che ha spinto molti imprenditori e professionisti ad abbandonare le proprie remore. Tuttavia le domande vengono spesso rifiutate: ogni 100 richieste di prestiti, le banche ne accettano appena 6[3]. Quelle che passano il vaglio degli istituti, devono fare i conti con le incertezze del sistema di garanzia messo in piedi dallo Stato: oltre a non aver previsto difficoltà e lentezze nell’accesso al credito, i tecnici del Tesoro non hanno stimato che la rischiosità dei prestiti garantiti avrebbe reso necessario l’accantonamento di una grande quantità di risorse pubbliche per proteggersi dai rischi. Il decreto Rilancio, appena varato, si rivela già inadeguato: sono stati stanziati 30 miliardi in più per le operazioni di liquidità più consistenti con garanzia statale tramite la Sace e 3,95 miliardi per il Fondo Pmi. Ma, secondo le stime, per questo Fondo potrebbero servire dai 5 ai 9 miliardi in relazione a uno scenario più prudenziale delle richieste per l’anno in corso o a uno di maggior flusso.

La tensione sociale, intanto, è diventata palpabile. Nei giorni scorsi gli scioperi dei lavoratori del corriere espresso Bartolini a Sedriano (MI) hanno visto l’irruzione addirittura dell’esercito, a sostegno dei carabinieri chiamati dalla proprietà per contrastare la serrata dei lavoratori, come è stato riportato da Gregorio Piccin su Facebook[4]. A Roma, per tre sabati consecutivi, hanno manifestato le “mascherine tricolori”, un gruppo eterogeneo e apartitico di commercianti e imprenditori fiaccati dalla crisi, non senza tensioni con la polizia[5]. Sabato 23 maggio il gruppo ha manifestato anche a Brescia e in altre città del Nord[6], mentre a Napoli un corteo organizzato da SìCobas, al quale hanno partecipato numerosi disoccupati, ha visto duri scontri con le forze dell’ordine, con tre poliziotti feriti[7].

In queste agitatissime settimane si è formato anche il MoSa, il movimento delle saracinesche, guidato dall’artigiano genovese Marino Poerio, che si è già reso protagonista della protesta del “click day”[8], un’iniziativa volta a chiedere fondi tramite helicopter money, la cancellazione delle tasse per l’anno corrente, l’annullamento delle commissioni bancarie e lo stop delle locazioni commerciali.

Siamo in una fase pre-rivoluzionaria? A giudicare dalla quantità di categorie sociali in agitazione – dagli imprenditori ai precari, dai commercianti ai professionisti – si potrebbe pensare di sì.

Il governo sembra del tutto insensibile alle proposte, ragionevolissime, che vengono dal popolo: emissione di liquidità a fondo perduto, senza l’artificio del prestito, e cancellazione di tasse e tributi per l’anno corrente, senza inutili rinvii. L’Italia già da molti anni ha aderito acriticamente e totalmente alle politiche austeritarie di Bruxelles, che deprimono la nostra economia e sono incapaci di offrire una reazione efficace a una crisi sistemica paralizzante come quella che stiamo vivendo.

All’inizio della crisi, AlterLab aveva sostenuto il Piano di Salvezza Nazionale proposto da economisti di spessore come Antonino Galloni e Guido Grossi, partecipando anche attivamente alla sua redazione con alcuni suoi membri nell’ambito del Centro di Gravità[9]. Riteniamo che sia quella la strada per l’immediato, a maggior ragione viste le problematiche che stanno emergendo, con drammatica urgenza. Non abbiamo bisogno di prestiti internazionali, non abbiamo bisogno di creare nuove forme di debito con gli intermediari finanziari. L’emissione di titoli di Stato a breve termine, garantiti e riservati esclusivamente al risparmio di operatori nazionali, consentirà di mobilitare rapidamente al servizio della comunità nazionale parte del risparmio privato, che come si sa è uno dei più alti al mondo, ma giace spesso inutilizzato oltre che messo a rischio dai chiari di luna del sistema finanziario globale.

Così facendo potremmo, tra le altre cose, restituire integralmente agli investitori internazionali ogni centesimo di debito pubblico in scadenza, liberandoci per sempre dal ricatto odioso dello spread. Potremmo, inoltre, emettere biglietti di Stato, stato-note, anche in versione elettronica, per restituire liquidità al sistema e coprire ogni esigenza con immediatezza. Queste misure, interpretabili anche come un primo passo nell’ottica più ad ampio respiro del recupero di sovranità, sarebbero passaggi fondamentali in vista di un piano strategico di rilancio più ambizioso e per un cambio di paradigma che si rende sempre più necessario, man mano che la crisi procede con il suo carico distruttivo sulla collettività.


[1] https://www.ilsole24ore.com/art/liquidita-la-prima-settimana-pronte-invii-massivi-ADAWZWM

[2] https://www.lapressa.it/articoli/economia/cgia-decreto-liquidit-flop-mini-prestiti-fino-a-25000-euro

[3] https://www.quotidianodelsud.it/laltravocedellitalia/due-italie/2020/05/20/prestiti-per-il-tesoro-un-flop-dopo-laltro-calcoli-sbagliati-e-risorse-insufficienti/?cli_action=1590311829.876

[4] https://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2020/05/22/sciopero-alla-bartolini-milano-carabinieri-e-esercito-contro-i-lavoratori-0128254

[5] https://www.notizie.it/cronaca/2020/05/16/roma-mascherine-tricolori-manifestazione-bloccata-polizia/?refresh_ce

[6] https://www.quibrescia.it/politica/2020/05/22/mascherine-tricolori-in-piazza-a-brescia-sabato-23-maggio/561880/

[7] https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/corteo_disoccupati_centri_sociali-5245706.html

[8] https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-2_maggio_click_day_siamo_piccoli_commercianti_che_non_vogliono_indebitarsi_con_le_banche_chiediamo_helicopter_money_e_un_reddito_per_tutti/5496_34660/

[9] https://pianodisalvezzanazionale.it/

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