Sovranità energetica e tutela ambientale: idee per il futuro prossimo – parte 2.

Le ragioni che hanno convinto i dirigenti cinesi di questa scelta sono principalmente di sicurezza nazionale. Si sono resi conto che se avessero seguito la strada dei combustibili fossili, imboccata 200 anni fa dalle potenze occidentali, sarebbe avvenuto un disastro. La loro ricerca di petrolio, carbone e gas sul mercato mondiale avrebbe infatti nel tempo fatto schizzare i prezzi di queste risorse alle stelle e prodotto tali tensioni geopolitiche da destabilizzare la pace mondiale. Si sarebbero altresì distrutti quei commerci internazionali su cui la Cina ha costruito il suo sviluppo e su cui conta per dare un livello di vita decente a tutti i suoi 1,3 miliardi di cittadini.

In realtà la Cina si sta forse muovendo su una scala ancora maggiore, che senza esagerare si potrebbe definire planetaria. La State Grid Corporation of China ha lanciato un obiettivo molto ambizioso: nel 2050 si prevede di assicurare addirittura l’80% della domanda globale di energia e il 90% dell’elettricità con le sole fonti rinnovabili[1]. La State Grid Corporation non è certo l’ultima azienda energetica del mondo, anzi è la prima. Si tratta di una compagnia di Stato, a capitale pubblico, con oltre 900.000 impiegati e ricavi per oltre 360 miliardi di dollari nel 2016/17. Il fatto che l’impresa leader mondiale del settore lanci questa proposta, unito al fatto che è una impresa direttamente controllata dallo Stato, è un chiaro annuncio al resto del mondo delle intenzioni del governo cinese sul mercato dell’energia da qui ai prossimi 30 anni. A Pechino hanno in mente parchi solari nel Sahara e parchi eolici nelle zone ventose dell’Artico e dell’Antartide. Si sta pensando a una nuova rete di trasmissione dell’energia capace di connettere tutto il mondo. Tutto questo al fine di arrivare entro il 2050 a produrre il 90% dell’elettricità a livello mondiale con fonti rinnovabili e investimenti globali per 50mila miliardi di dollari in 30 anni.

Quando nel 2010 la State Grid Corporation of China cominciò a tratteggiare nei suoi documenti strategici questi scenari, l’interesse che suscitò fu tutto sommato limitato, perché si trattava di poco più di suggestioni. Da allora, però, molta acqua è passata sotto i ponti: nel 2015 la sua visione è stata presentata all’assemblea generale delle Nazioni Unite dal presidente cinese Xi Jinping. Un anno dopo da Pechino su impulso di State Grid è stata creata un’organizzazione apposita, chiamata Geidco, ossia Global Energy Interconnection Development and Cooperation Organization. Un vero e proprio organismo internazionale. Il suo vice-presidente è il premio Nobel per la fisica Steven Chu, già ministro dell’Energia nella prima amministrazione Obama. A oggi vi hanno aderito 265 imprese di 22 Paesi (tra cui Abb, Siemens, Terna, Politecnico di Torino) ed è stata definita una roadmap che si pone obiettivi per il 2020, 2030 e 2050.

Le conseguenze geopolitiche saranno enormi; il progetto della Grid Corporation si allaccerà strettamente a quello della Nuova Via della Seta (ufficialmente Belt and Road Initiative, BRI) già lanciato dal presidente cinese Xi Jimping nel 2013. Secondo i piani cinesi, quando la BRI sarà completata nel 2049 (la Grid Corporation ha programmato di completare il suo piano di conversione energetica un anno dopo, e non è un caso), abbraccerà oltre 60 paesi, molti dei quali già ora si sono resi disponibili ad allineare i propri piani di sviluppo a quello cinese. Il progetto “One Belt One Road” prevede 900 progetti di nuove infrastrutture, quasi 1000 miliardi di investimenti, 780 miliardi di dollari generati dagli interscambi con i 60 paesi coinvolti, 200.000 nuovi posti di lavoro. In totale coinvolgerà circa 4,4 miliardi di persone, ossia circa il 63% della popolazione mondiale, e il 30% del PIL mondiale, 35% degli scambi commerciali internazionali, creando 3 nuove grandi vie commerciali dall’Asia, passando per Medio Oriente e Africa sino all’Europa[2]. Nel 2017 la Cina, nel contesto della BRI ha speso oltre 44 miliardi di dollari in acquisizioni e progetti internazionali. Nel 2016, le acquisizioni relative alla Belt e Road Initiative erano di soli 31 miliardi di dollari, cifra superata nel 2017 già ad agosto[3].

Legandosi al BRI, la Grid Corporation cercherà di impiantare strutture eoliche, idroelettriche e solari un po’ in tutte le regioni del mondo. In una cartina geografica, la Grid Corporation illustra il suo gigantesco progetto energetico sulle rinnovabili.

La rete globale di trasmissione dell’energia (da fonti rinnovabili) tratteggiata dall’azienda energetica pubblica cinese.

Perché non rimanga sulla carta, il progetto deve poggiarsi su delle reti innovative che abbiano grande velocità, grande capacità di trasporto e basse perdite. Le nuove reti supercritiche assicurano questo e hanno altri due vantaggi: occupano meno spazio delle linee tradizionali e non hanno un campo magnetico, per cui non determinano inquinamento elettromagnetico come le linee tradizionali.

La tecnologia delle reti supercritiche è già stata sperimentata in altre parti del mondo con successo compresi gli Stati Uniti (tra Oklahoma e Tennessee) e Brasile (sempre su iniziativa cinese)[4].

Gli unici ostacoli a questo grande piano di ristrutturazione energetica planetaria potrebbero essere le tensioni geopolitiche. È chiaro che una simile integrazione tra paesi nella condivisione e produzione di un bene così strategico come l’energia, richiederà un grande livello di cooperazione internazionale mentre c’è il rischio che molti paesi, Stati Uniti in testa, potrebbero tirarsi fuori.

Considerando che il problema energetico è globale, provare ad affrontarlo su scala planetaria potrebbe ridurre i costi della transizione perché si potrebbero sfruttare le economie di scala delle enormi infrastrutture previste ad esempio nel piano della Grid Corporation. Si tratta quindi di ragionare approfonditamente all’interno dell’Italia, se ci saranno le condizioni per aderire a questo massiccio programma di investimenti cinesi. Bisognerà valutare se tale integrazione energetica internazionale avverrà attraverso un processo democratico dove ogni paese coinvolto conterà quanto gli altri (a livello decisionale) e se il piano di conversione energetica cinese ci permetterà di salvaguardare le nostre prerogative di sicurezza nazionale. Sarebbe un errore escluderlo a priori.

Inoltre non è detto che solare, eolico, idroelettrico e geotermico siano le uniche future fonti di energia rinnovabili. Da diversi anni ormai si è accertata sperimentalmente l’esistenza delle Reazioni Nucleari a Debole Energia (LENR, Low Energy Nuclear Reactions). Questo è l’acronimo sotto cui sono ormai noti una pletora di fenomeni sperimentali gemmati dalle prime ricerche sulle LENR di Fleischmann e Pons del 1989[5]. Si tratta di fenomeni fisici ancora poco conosciuti dall’opinione pubblica, che promettono però di essere una nuova fonte di energia nucleare virtualmente inesauribile, a basso costo e non inquinante. Le LENR invece di avvenire a temperature e pressioni elevatissime, come previsto dalle teorie classiche, avvengono invece nel reticolo cristallino in condizioni praticamente ordinarie di pressione e temperatura e senza generazione di radiazioni nocive né di prodotti radioattivi. Evidenze sperimentali di questa nuova tecnologia provengono dall’estero, sia dalla NASA, che dal MIT e dai laboratori SPAWAR della U.S. Navy. L’Università dell’Illinois (USA), l’Università di Osaka in Giappone e l’Università Tsinghua di Pechino, ospitano gruppi di ricerca che considerano il LENR un argomento di grande interesse, opinione condivisa anche dal premio Nobel per la Fisica Brian Josephson.

Peraltro, l’isola che svetta fuori dalle acque rappresentata dalle Reazioni Nucleari a Debole Energia (LENR), è circondata da molte altre “isole”, che – sotto il livello del mare che apparentemente le separa – potrebbero appartenere tutte allo stesso “blocco continentale”: i Sistemi Coerenti a Debole Energia (LECS). Attraverso l’approfondimento dei LECS e la conseguente derivazione di nuove tecnologie, sarebbe possibile costruire un’industria chimica ad altissima efficienza e quindi non inquinante. Attualmente, come ben si sa, l’industria chimica fa invece avvenire le reazioni chimiche “utili” in reattori ad alta pressione ed alta temperatura, così da accelerarle. Le reazioni, che tipicamente avvengono in fase gassosa, mostrano però una selettività abbastanza limitata, cosa che implica la generazione di una gran quantità di scorie chimiche, “non utili” e soprattutto inquinanti, derivanti da tutte le reazioni non volute, ma impossibili da inibire e che, peraltro, aumentano e di molto la quantità di energia necessaria. L’uso di catalizzatori basati sui LECS, in effetti, è l’unico modo per rendere più selettive le reazioni chimiche industriali e quindi più pulite.

Cruciale in questa fase sarà la ricerca scientifica indipendente, e quindi finanziata con denaro pubblico, in modo che si a totalmente svincolata dagli interessi della produzione (in particolare dai petrolieri). Un tipo di ricerca orientata verso quei settori applicativi che possono contribuire alla conversione ecologica dei processi industriali, cioè alla eliminazione dei processi altamente inquinanti, alla riduzione dei consumi di energia, e materie prime al trattamento sostenibile dei rifiuti.

Un’altra cosa infine è chiara dai fatti che si stanno profilando: il libero mercato non riesce ad affrontare i problemi ambientali, né lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, né i problemi della conversione energetica. Gli Stati Uniti, non a caso, hanno scelto di ignorare il problema dell’esaurimento delle fonti di energia non rinnovabili preferendo seguire una logica di breve periodo, che è per definizione quella del libero mercato. Le principali sfide globali della Transizione (energia, risorse naturali, robotizzazione del lavoro, redistribuzione, ecc.) andranno affrontate con grandi programmi nazionali (e internazionali ove si riuscirà), democraticamente pensati, condivisi e realizzati.


[1] “Joint Promotion of an Interconnected Electric Power Grid Spanning Northeast Asia”, Memoradum firmato all’”International Conference on Global energy Interconnection” 2016 dalla Grid Corporation, dalla Korea Electric Power Corporation, dal SoftBank Group, e dalla Rosseti.

[2] Simone Lombardini, “Mondo unipolare contro mondo multipolare”, Comitato promotore della campagna #NoGuerra NoNATO, Change.org, 9 giugno 2018; “Nuova via della seta: Italia e Cina sempre più unite”, Assolombarda News, 4 dicembre 2017.

[3] “Con il ritiro degli Usa, Cina leader mondiale delle tecnologie rinnovabili”, Energia, 21 gennaio 2019. http://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/cina-leader-tecnologie-rinnovabili/

[4] Fabrizio Patti, “Il piano cinese sule rinnovabili che cambierà il mondo (e vale 50mila miliardi di dollari)”, Likiesta, 12 ottobre 2017. https://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/12/il-piano-cinese-sulle-energie-rinnovabili-che-cambiera-il-mondo-e-vale/35795/

[5] Fleischmann, Martin e Pons, Stanley, “Electrochemically induced nuclear fusion of deuterium”, Journal of Electroanalytical Chemistry 261 (2A), 1989, pp. 301–308.